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Pavia
Tricolore ha un motivo di orgoglio: quello di aver
tenuto viva la memoria sulla tragica scomparsa di
Emanuele Zilli. Non è un caso che la nostra inchiesta
sia stata lo spunto che ha ispirato un paragrafo del bel
libro di Guido Giraudo su Sergio Ramelli ("Una
storia che fa ancora paura"), ed anche un altro
libro dedicato ai caduti di destra negli anni di piombo,
"Cuori Neri" (uscirà, per Sperling &
Kupfer, a gennaio del 2006, ma è stato chiuso in questi
giorni) scritto dal giornalista parlamentare de "Il
Giornale", Luca Telese. "Cuori Neri"
dedica un capitolo all'omicidio di ciascuno dei caduti
del MSI e del Fronte della Gioventù, da Ugo Venturini a
Paolo Di Nella, senza trascurare nemmeno un caduto di
Terza Posizione come Nanni De Angelis, e nemmeno la
vicenda clamorosa di un ragazzo ucciso perché
considerato di destra (senza esserlo) come Stefano
Cecchetti. Fra queste storie incredibili, è raccontato
anche il caso di Emanuele Zilli, a cui è dedicato un
capitolo. L'ultimo che Telese ha scritto, a dire il
vero, dopo aver detto al nostro militante, che aveva
condotto l'inchiesta riprodotta in questo sito, Stefano
Vaglio Laurin: «Se non aveste scritto il vostro
dossier, nemmeno AN, forse, si ricorderebbe di questa
sua vittima».
Così Pavia Tricolore ha raggiunto Stefano Vaglio Laurin,
che su Emanuele Zilli raccolse infatti le prime
informazioni. Gi abbiamo chiesto se possiamo aspettarci
novità o sviluppi sul caso.
Ci sono elementi nuovi che appariranno nel libro di
Luca Telese?
Sicuramente, poiché l'autore ha svolto un'indagine
approfondita del caso iniziando il lavoro dove noi lo
avevamo finito. Non solo ha ricostruito la dinamica
dell'accaduto, ma ha dedicato ampio spazio al
"dopo", alla fase successiva: sia
relativamente al decorso ed alle modalità delle
indagini condotte, sia riguardo al lungo periodo,
comunque mai concluso, che ha visto la famiglia della
vittima lasciata pressoché sola al suo destino. Alla
memoria dei familiari, che sono vittime quanto i loro
cari.
Pare che siano state raccolte testimonianze di
attuali parlamentari...
Certamente, mi auguro che l'autore riporti anche quelle
nel testo. Telese mi ha detto che, come in altri casi,
ha intervistato un deputato della Casa delle Libertà,
che all'epoca era un giovane compagno di militanza di
Emanuele.
E poi?
Anche un esponente istituzionale dell'epoca,
appartenente all'area di sinistra.
Un nome?
L'ex sindaco socialista Elio Veltri, che con i missini
ebbe grandi scontri, ma anche relazioni pericolose.
Veltri ha ricordato un consigliere comunale del MSI che
lui stesso definisce strepitoso: si tratta
dell'irriducibile Laerte Crivellini, uno che dopo la
guerra si fece quasi linciare in un autobus per il gusto
della battuta contro i voltagabbana: sentendo un
capannello in cui si parlava contro la guerra voluta da
un uomo solo - aveva raccontato lui stesso a Veltri -
gli venne da dire: «No, si sbaglia: la guerra la
vollero solo due persone: io stesso e Mussolini». E
poi, a conclusione dell'aneddoto aggiungeva: «Mai
nessun pestaggio subito mi diede maggiore soddisfazione».
Per quanto riguarda l'iter giudiziario, è pensabile
una riapertura del caso?
L'omicidio è un reato che non va mai in prescrizione,
il caso può essere riaperto in ogni momento, purché i
magistrati si trovino in presenza di un elemento nuovo.
È quello che è successo per il Rogo di Primavalle,
commesso nello stesso anno, riaperto dalle confessioni
di Lollo. Basta uno spunto, una dichiarazione, per
rimettere tutto in discussione. Ripeto, per adesso è
significativo che se ne riprenda a parlare, è già un
passo avanti.
E circa i camerati di allora?
Destini diversi, dipende. Chi milita politicamente in AN
o in Forza Nuova, chi ha rimosso; alcuni non abitano più
in Pavia ma, contattati telefonicamente, dimostrano di
avere un ricordo ancora vivo di quegli anni.
E chi era in piazza della Vittoria il 5 Settembre
1972 durante lo scontro citato sul sito di Pavia
Tricolore all'interno dello speciale su Zilli?
Marco Noè morì poco dopo in un insolito incidente
stradale, mentre Romano Febbroni si allontanò per lungo
tempo, almeno cinque anni, da Pavia. Quando tornò la
dimensione politica era tutta diversa. Possiamo dire che
dopo la morte di Emanuele Zilli cominciò a realizzarsi
progressivamente un lento periodo di allentamento della
tensione.
Il MSI di allora che atteggiamento prese quando
apprese della morte di Zilli?
Leggerete sul libro di Luca Telese come, rispetto ad
altre storie analoghe, quello di Zilli fu un caso
anomalo, simile solo a quello di Angelo Pistolesi,
divenuto imbarazzante per il partito per via del legame
con la famosa sparatoria di Sezze Romano in cui Angelo
era stato coinvolto. Ma quello di Zilli fu l'unico in
cui il partito decise di abbandonare la battaglia
legale. Insomma, il MSI locale si "mise da
parte" e la vicenda ebbe il decorso giudiziario che
conosciamo.
Possibile?
Sì. Molto pesò, all'epoca, il fatto che a firmare la
perizia autoptica fu un apprezzato luminare di destra.
Eppure il caso dei Mattei, con l'ammissione di Lollo che
ha confessato, dopo addirittura trent'anni, di aver
portato la sua bomba "Lilli" sul pianerottolo,
dimostrano come alcune campagne di controinformazione
del MSI abbiano provato le proprie ragioni.
Un'ultima domanda: la perizia effettuata sul cadavere
di Zilli pare essere stata la chiave di volta della
vicenda. Insomma venne lasciata aperta qualunque ipotesi
sulla causa del decesso. Un commento?
Nel libro "Cuori Neri" leggerete come in casi
analoghi, in assenza di testimoni, le perizie siano
state stilate ed utilizzate per poter chiudere
rapidamente il caso. Anzi: spesso le stesse sentenze,
come nel caso del militante accusato di aver buttato giù
da un terrazzino il giovane Francesco Cecchin,
contenevano giudizi come: «Non potrà mai scollarsi di
dosso le ombre che riguardano la sua posizione», salvo
poi assolvere l'indagato. Una delle frasi che può
spiegare molte tra le storie dei "Cuori Neri"
uccisi fra il 1970 ed il 1983, è proprio la battuta
dell'avvocato Vittorio Battista, padre dell'attuale
vicedirettore del Corriere della Sera e legale della
famiglia Cecchin: «È una bella sentenza, non c'è che
dire. Solo che abitualmente, con queste motivazioni, si
sostiene una condanna, non certo una assoluzione».
Dunque l'accertamento medico-legale è stato
addirittura opera di un simpatizzante di destra. Non
pare insolito che nonostante ciò sia stata stilata una
perizia siffatta?
Chi esercita la professione medico-legale ha contatti
continui con le Autorità di Polizia e con gli apparati
dello Stato. Andate a riaprire la pratica, è
consultabile presso il Tribunale di Pavia. Sottoponetela
ad uno specialista di medicina legale, fatevela
commentare. Ma riaprendo il fascicolo guardate bene voi
stessi le immagini fotografiche del viso di Emanuele
Zilli. Parlano da sole.
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