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STORIALOCALE
- 12 AGOSTO 1944: L'ECCIDIO DI PONTE CRENNA - LA GUERRA CIVILE IN
OLTREPO |
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Nei primi mesi del 1944 si era andato costituendo in Oltrepo un vasto movimento di ribellione, alimentato dal crescente fenomeno della renitenza alla leva, dalla diserzione di alcuni tedeschi, da ribelli cecoslovacchi, e dai cosiddetti
"mongoli", cosacchi fuoriusciti dalle fila della Luftwaffe (in Oltrepo operava la 162ª divisione
"Turkestan", costituita per la quasi totalità da ex prigionieri russi) nella speranza di ricevere un salvacondotto, a guerra finita, che li avrebbe salvati dalla riconsegna alle truppe staliniane, e dalla conseguente punizione. Importante era dunque per le
Forze Armate repubblicane il presidio di una zona tanto strategicamente importante quanto difficile a governarsi, quale veniva a configurarsi l'Oltrepo
Pavese, che, con le sue colline fitte di boschi, le sue alture ed i suoi dirupi, si trovava ad essere il contesto ideale per azioni di guerriglia, imboscate, episodi di banditismo. Furono perciò dislocate in territorio oltrepadano diverse migliaia di soldati, delle più diverse armi:
Alpini della Monterosa; Marò della San Marco, acquartierati a presidio dei depositi di Voghera,
Casteggio, Nivione, Rosara e Stradella; militi del 616° Comando Provinciale della
GNR, della 14ª Brigata Nera "Alberto Alfieri" di Pavia, e della Legione Autonoma Mobile
"Ettore Muti", oltre agli Allievi Ufficiali della GNR dei battaglioni
"Lucca" e "Siena".
Alto fu il contributo di sangue di questi giovani,
spesso semplici adolescenti, scesi volontariamente sul campo di battaglia per riscattare l'onore di un'Italia ferita dal vile
voltafaccia dell'8 settembre. Essi si trovarono a dover fronteggiare bande armate avvezze alla guerriglia, che rifiutavano lo scontro frontale, prediligendo l'imboscata; si trovarono a dover combattere in luoghi che non conoscevano, con la pochezza delle loro armi, spesso inesperti,
ma sempre pronti a donare alla Patria la propria giovinezza, fino all'ultimo respiro.
Centinaia furono i "fascisti o presunti tali" caduti sotto i colpi delle bande partigiane
"Crespi Garibaldi" e "Giustizia e Libertà", che operavano in Val Staffora, morti dimenticati, spesso privati persino della giusta sepoltura.
Tra questi i giovani Allievi Ufficiali del "Lucca"
ed il Marò della San Marco di cui ci apprestiamo a ricordare la
storia.
Nelle fotografie, i funerali di alcune tra le Camicie
Nere della 14ª
Brigata Nera "Alberto Alfieri" caduti in Oltrepo,
svoltisi presso il Duomo di Pavia nell'agosto del 1944.
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| Inserito
da GFA
il 6-IX-2005 - Fonte: Pavia Tricolore |
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STORIALOCALE
- 12 AGOSTO 1944: L'ECCIDIO DI PONTE CRENNA - GLI AA. UU. DEL
"LUCCA" |
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La Scuola Allievi Ufficiali
"Lucca" era una delle nove Scuole Allievi Ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana istituite all'indomani della riorganizzazione delle
Forze Armate repubblicane, e si costituì a Lucca, nella Caserma di San Romano, il 1° marzo 1944. La sanguinosa avventura degli
AA. UU. del "Lucca" in Oltrepo Pavese cominciò il 26 giugno dello stesso anno, quando, su disposizione della
cogeguardia, il Battaglione, al comando del Tenente Colonnello Siro Giovini, fu trasferito alla Caserma
"Menabrea" di Pavia, sita attorno all'attuale
"cortile teresiano" dell'Università e sino ad
allora sede della Scuola Allievi Ufficiali del III°
Reggimento Genio, per un addestramento speciale in vista dell'impiego
oltrepadano.
All'epoca del suo trasferimento, il "Lucca" era costituito da 2.475
Sottotenenti, risultato di una severissima selezione morale, fisica ed attitudinale, attuata su un primitivo nucleo di più di 4.000
Allievi Ufficiali, durata più di un anno. Tale severissima selezione era giustificata dal fatto che per mezzo delle nove scuole della GNR avrebbe dovuto formarsi la nuova classe dirigente delle
Forze Armate repubblicane, ripulite da quanto rimaneva dei vecchi ufficiali, monarchici e
badogliani, promossi non per merito ma per servitù dinastiche.
Fu proprio in questa occasione che il "Lucca" si trovò a dover piangere i primi dei 362 caduti accertati che conterà alla fine della guerra: a Bologna, durante una sosta di alcuni giorni, mentre era in corso il trasferimento a Pavia del
Battaglione, i GAP uccisero, dopo ripetuti assalti, gli AA.
UU. Giorgio Ceccarelli e Anselmo Belloni, rispettivamente il 26 ed il 28 giugno. A Castelfranco Emiliano, il 1° luglio seguente, cadde Italo
Sonnati, ferito a morte in occasione di un mitragliamento aereo alleato.
Giunto a Pavia, dopo un mese di attività alla "Menabrea", il
Battaglione, a fine luglio, fu spostato a Varzi, per un addestramento sul campo. La situazione all'epoca sembrava infatti essere meno grave di quanto non si sarebbe rivelata di lì a poco: erano giunte segnalazioni di atti di banditismo nei dintorni di
Varzi, e di saccheggi attuati ai danni dei convogli che percorrevano la ferrovia a scartamento ridotto
Voghera-Rivanazzano-Varzi. La zona si rivelò invece scenario di una vera e propria guerriglia, pianificata da gruppi organizzati di
partigiani, che miravano alla costituzione in Oltrepo di una vera e propria
"repubblica partigiana", sull'esempio di quella costituitasi pochi mesi prima in Val d'Ossola, progetto che, di fatto, non trovò mai realizzazione, eccezion fatta per i tre giorni di occupazione partigiana che Varzi conobbe tra il 19 ed il 22 settembre 1944.
I primi a muovere alla volta di Varzi furono gli
AA. UU. della 2ª Compagnia, scortati da un plotone di mitraglieri. In questa occasione i ragazzi del
"Lucca" dovettero affrontare la prima battaglia della loro esperienza
oltrepadana: il treno che li trasportava fu assaltato da un piccolo nucleo di
partigiani, che, dopo un breve conflitto a fuoco, fu messo in fuga. Giunti a
Varzi, si acquartierarono all'interno delle locali scuole elementari, in un piccolo ma moderno edificio sito ai margini dell'abitato. Tale edificio fu scelto per arrecare il minor disagio possibile alla già stremata popolazione del borgo, che certo non avrebbe giovato della presenza militare all'interno dell'abitato, rischiando di essere coinvolta in eventuali attacchi mossi dalle formazioni partigiane all'indirizzo dei soldati repubblicani. Tuttavia, l'ubicazione dell'edificio scolastico si rivelò presto infelice: si trovava infatti al centro della vallata, attorniato da alture coperte da una fitta boscaglia, bersaglio ideale per il fuoco dei cecchini.
La prima azione della quale si resero protagonisti gli AA.
UU. del "Lucca", consistette nello sgombero di un casolare poco distante dall'abitato, che alcune segnalazioni indicavano come covo di ribelli. Dopo una breve resistenza, i partigiani uscirono allo scoperto, arrendendosi. Ma i problemi non avrebbero tardato a venire: l'offensiva partigiana si faceva sempre più massiccia, tanto da costringere le
Forze Armate repubblicane a trasferire a Varzi le restanti compagnie del
"Lucca", assieme al Battaglione di Allievi Ufficiali
"Siena". Con l'arrivo dei rinforzi, partì la controffensiva, che si concentrò in direzione dei passi del Brallo e del
Penice, i quali, oltre a costituire punti estremamente importanti per il controllo della vallata, erano ritenuti essere rifugio per il grosso delle forze partigiane. In una di queste operazioni, oltre a numerosi feriti, il
"Lucca" ebbe il suo primo caduto in Oltrepo, Marino Importuni, un coraggioso diciassettenne fiorentino.
La situazione rimaneva però drammatica: da una parte i bombardamenti degli alleati, i quali non mancarono di rifornire di armamenti, viveri, denaro, anche alcune formazioni partigiane; dall'altra il fuoco dei cecchini, le imboscate e le azioni di sabotaggio dei partigiani, che arrivarono, nella torrida estate del 1944, a far saltare le tubature dell'acqua potabile che rifornivano l'intero borgo di
Varzi, noncuranti del danno arrecato alla popolazione civile, pur di creare problemi alle forze repubblicane ivi stanziate. Per giovanissimi
Allievi Ufficiali, destinati a divenire elementi di fondamentale importanza nell'organizzazione delle
Forze Armate repubblicane, addestrati allo scontro campale, non già alla guerriglia ed all'imboscata, le prove da affrontare erano davvero dure, ma nessuno disperò: tutti, con la volontà di rinunciare al proprio benessere famigliare, ai propri studi, alla tranquilla vita cittadina, avevano scelto di donare la propria vita alla Patria da riscattare, consapevoli di andare incontro alla morte, o, in caso di sopravvivenza, alla persecuzione.
Nella fotografia, gli Allievi Ufficiali del
"Lucca" sfilano a Milano, concluso
l'addestramento.
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| Inserito
da GFA
il 6-IX-2005 - Fonte: Pavia Tricolore |
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STORIALOCALE
- 12 AGOSTO 1944: L'ECCIDIO DI PONTE CRENNA - IL TRAGICO GIORNO
DEL "LUCCA" |
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Fu il 12 agosto 1944 il più tragico dei giorni che gli
AA. UU. del "Lucca" trascorsero in Oltrepo. In una azione oltre lo Staffora, presso
Nivione, un gruppo di Allievi Ufficiali che andava perlustrando la
zona cadde vittima attorno alle 2 del mattino di un'imboscata partigiana. Giorgio Piermattei morì sotto i colpi delle armi da fuoco, diversi furono i feriti, tra i quali due estremamente gravi: Giuseppe Laterza ed Antonio Cintoli, quest'ultimo ferito da una raffica di mitra che gli trapassò la gola, lacerandogli la lingua. Il gruppo riuscì a rientrare a Varzi solamente alle 5 del mattino stesso, dove i feriti meno gravi vennero medicati. Constatate però le gravissime condizioni di Laterza e
Cintoli e la scarsità delle attrezzature a disposizione in
loco si decise di allestire un furgoncino, all'esterno del quale vennero apposti i simboli della Croce Rossa, al fine di trasportarli all'ospedale di Voghera. Gli
AA. UU. Walter Nannini, Giuseppe Reina e Giorgio Mantici, ed il
Marò Gabriele Roberto Moro si offrirono volontari per il trasporto dei commilitoni. Partiti alle
7:00, nonostante la ampia e pericolosa deviazione che il convoglio era costretto a percorrere (alcune formazioni partigiane avevano fatto saltare i ponti della ferrovia e della strada statale
Voghera-Varzi, bloccando il traffico su rotaia, e costringendo il traffico su gomma a deviare lungo uno sterrato angusto e facilmente attaccabile), giunsero a Voghera senza problemi, forse per via dell'eccezionalità delle circostanze, che non permise ai partigiani di organizzare per tempo alcuna azione di sabotaggio. Al ritorno, attorno alle
13:00, i tre Allievi Ufficiali ed il Marò, all'altezza di ponte
Crenna, caddero vittime di un'imboscata. I quattro rimasero uccisi sotto i colpi delle armi da fuoco, nonostante una strenua resistenza, portata avanti, finite le munizioni, anche con il pugnale.
Fonti di prima mano narrano che i giovani furono finiti a colpi di accetta. Fu una delle mattine più crudeli ed insieme più eroiche della guerra civile in Oltrepo.
Così scriveva Carlo
Bartolini, uno dei primi a giungere sul luogo dello scempio:
«Lieve rumore di fronde, un alito di vento accarezza il volto come una mano innamorata e lascia un senso di scoramento profondo, che costringe l'anima a prostrarsi: poche ore sono passate da quando una sorte avversa ha voluto farmi vivere degli istanti tremendi. Gli occhi sbarrati, il povero viso insanguinato, giacciono riversi dal lato della strada mentre il sangue si coagula lentamente. Una scure maneggiata da un'empia mano ha voluto sfregiare i vostri lineamenti, ma inutilmente, perché l'anima eletta degli eroi, prima di abbandonare i corpi martoriati, ha lasciato in essi l'estrema compostezza che né il sangue, né il grumo del cervello possono turbare. Un dolore immenso, disperato...».
Un dolore immenso, disperato. Lo stesso dolore che stringe la gola di chi non sa scordare le anime nobili che per un'idea scelsero di perire. Lo stesso dolore che ogni anno, divenuto grido, si leva verso il cielo in un
"Presente!". Questi ragazzi hanno scelto di morire, ma mai morranno finché ognuno di noi ne carezzerà il ricordo come inestimabile esempio. Esempio di ardimento, di fede, di onore, di coerenza, di vita. Mai morranno, resi eterni dall'imperitura durezza del marmo di una croce, di quella croce che sorge ove trovarono morte e gloria, sangue ed onore.
Nelle immagini, dall'alto, l'Allievo Ufficiale Walter
Nannini durante la permanenza alla Caserma di San
Romano, a Lucca, e le fotografie di alcuni tra i
militari caduti in Oltrepo.
Tra le numerose fonti utilizzate, ringraziamo Vasco
Nannini, fratello del caduto ed autore del libro
"Lotte e sangue della Repubblica Sociale Italiana
nell'Oltrepo Pavese".
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| Inserito
da GFA
il 6-IX-2005 - Fonte: Pavia Tricolore |
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