NOTIZIE - ELEZIONI POLITICHE 2006: UN'ANALISI

Con la presente cercherò di sforzarmi per capire i reali motivi che hanno portato Alternativa Sociale verso un'indiscutibile disfatta in queste elezioni. Disfatta che colpisce indiscriminatamente dirigenti, militanti, attivisti, simpatizzanti e anche coloro che pur essendo schierati in altri fronti avrebbero potuto gioire di un eventuale "successo a metà", ovverosia l'elezione di alcuni deputati d'Area. I dati sono estremamente chiari: la sconfitta si manifesta in una perdita di voti rispetto alle Europee e alle Regionali (e anche a molti dati di amministrative, suppletive etc.) senza precedenti. Oltre centomila voti dispersi che hanno scelto altri lidi devono trovare, se vogliamo in futuro parlare di politica, delle catene di responsabilità. Inserendomi già nell'immediato - tanto per chiarire - tra coloro che per carica dirigenziale all'interno di una delle formazioni che compongono AS devono essere considerati imputabili di tale sfacelo, credo che, però, le colpe più rilevanti non provengano dal corpo degli ufficiali. Se non quella - forse più pesante - di non essere riusciti a convogliare in un unico e coeso soggetto elettorale tutte le energie e pulsioni che appartengono al nostro Mondo. E forse qui si inseriscono le maggiori perplessità: quanto si voleva essere una Lista d'Area, la lista della "Destra" a destra di Alleanza Nazionale, o un qualcosa di talmente anomalo e diverso da non essere compreso nemmeno dal nostro tradizionale già sparuto elettorato? La caratterizzazione radicale di Alternativa Sociale non è stata probabilmente ben evidenziata ed espressa, mentre altre variabili e contenuti non tradizionalmente cari all'elettorato destrorsoradicale sono stati inseriti al vertice dell'agenda della lista. Risultato? Il moderato di destra ha perseguito a votare Fini o Forza Italia e così probabilmente ha fatto anche il fascista, neofascista, l'intollerante etc.
Altra considerazione: l'utilità della campagna elettorale. Quanto pesa l'impegno, le risorse, l'attività compiuta durante la campagna elettorale? Da 15 anni in politiche mi affanno a dare una risposta a questo mefistofelico quesito e non riesco a trovare criteri di scientificità in qualsiasi direzione. Non credo che senza i 300.000 (o forse più) manifesti, i milioni di volantini, santini, le lettere, le e-mail, gli sms, etc. avremmo ottenuto un risultato inferiore. Anzi oggi ne sono quasi certo. Quindi? Ha senso mobilitare, spendere, non dormire, viaggiare per non avere risultato? Dal punto di vista della partecipazione e degli "affari interni", tutto ciò è sicuramente utile e forse indispensabile (la funzione pedagogica dell'attivismo e la creazione del sacrificio come prassi militante). Da un punto di vista della praxis elettorale, aveva forse più senso creare un paradigma mediatico che ormai domina la variabile elettorale italiana ed occidentale. Ma sappiamo tutti che non è facile, anzi, abbattere il muro dell'omertà degli organi d'informazione rappresenta un ostacolo che coinvolge anche la politica di tutti i giorni, essendo noi i "proscritti", i "dannati", i "lupi azzurri"...
Voto omogeneo: il risultato di AS è drammaticamente omogeneo, cioè abbiamo perso ovunque e comunque, abbiamo perso dove avevamo dei nomi come dove non li avevamo, abbiamo perso dove eravamo "forti", come dov'eravamo "deboli". Le percentuali possono differenziarsi ma il risultato non muta: Nord, Sud, Centro, Isole sono tutti territori dove ci si aspettava ben altri risultati. Magari rimane l'amarezza di aver perso abbondantemente il "duello" più importante con Rotondi e De Michelis al Sud (dove forse ci si aspettava per ragioni storiche maggior risultato). È stato infatti evidente il divario tra noi e loro al Nord e al Centro come quello tra loro e noi al Sud e nelle Isole (a dire il vero solo in Sicilia). Quando sono iniziati ad arrivare in massa i dati delle sezioni scrutinate dal Sud il vantaggio iniziale si è tramutato in lenta ma inesorabile erosione di 0,01 fino ad arrivare a 30.000 voti di distacco finale, una bazzecola. E qui sta il rimpianto maggiore? La domanda da porsi era come facevamo non a prendere 30.000 voti in più ma a non perdere quei 30.000 voti che magari oggi avrebbero fatto parlare di vittoria pragmatica e non di sconfitta cocente.
Accordo con le OSA. Si poteva fare, si doveva fare? Io credo di sì, credo che sarebbe stato meglio, ma i se e i ma non portano da nessuna parte. Credo anche che se ci fosse stato l'accordo il risultato alle urne per AS sarebbe stato il medesimo, quindi è inutile ora rimuginare, ci sarà il tempo e le occasioni per scavare l'ennesima trincea con coloro che valgono. Un governo con Diliberto ministro di Grazia e Giustizia e con un solido antifascista democristiano all'Interno ci daranno - ahinoi - mille occasioni per serrare i ranghi di un fortino che forse è talmente abituato da una storia avversa esclusivamente al serraglio di difesa, piuttosto che ad un'organica offensiva.
Il Futuro. Solo un chiaroveggente prezzolato può intravedere scenari rosei per la Destra radicale Italiana. Dovere nostro sarà quello di Aquiliferi, portatori d'insegne, con esercito a ranghi ridotti di veterani più qualche entusiasta neofita, non una formazione capace di tenere un campo avverso come quello elettorale, avverso a noi per storia e tradizione, ma irrazionalmente pronta a battersi fino all'ultima goccia di sangue per tener Fede ad Idee e Parola d'Onore.

Paolo Caratossidis,
Coordinatore Nazionale di Forza Nuova.


Inserito da GFA il 12-IV-2006 - Fonte: Pavia Tricolore