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Con
la presente cercherò di sforzarmi per capire i reali
motivi che hanno portato Alternativa Sociale verso
un'indiscutibile disfatta in queste elezioni. Disfatta
che colpisce indiscriminatamente dirigenti, militanti,
attivisti, simpatizzanti e anche coloro che pur essendo
schierati in altri fronti avrebbero potuto gioire di un
eventuale "successo a metà", ovverosia
l'elezione di alcuni deputati d'Area. I dati sono
estremamente chiari: la sconfitta si manifesta in una
perdita di voti rispetto alle Europee e alle Regionali
(e anche a molti dati di amministrative, suppletive etc.)
senza precedenti. Oltre centomila voti dispersi che
hanno scelto altri lidi devono trovare, se vogliamo in
futuro parlare di politica, delle catene di
responsabilità. Inserendomi già nell'immediato - tanto
per chiarire - tra coloro che per carica dirigenziale
all'interno di una delle formazioni che compongono AS
devono essere considerati imputabili di tale sfacelo,
credo che, però, le colpe più rilevanti non provengano
dal corpo degli ufficiali. Se non quella - forse più
pesante - di non essere riusciti a convogliare in un
unico e coeso soggetto elettorale tutte le energie e
pulsioni che appartengono al nostro Mondo. E forse qui
si inseriscono le maggiori perplessità: quanto si
voleva essere una Lista d'Area, la lista della
"Destra" a destra di Alleanza Nazionale, o un
qualcosa di talmente anomalo e diverso da non essere
compreso nemmeno dal nostro tradizionale già sparuto
elettorato? La caratterizzazione radicale di Alternativa
Sociale non è stata probabilmente ben evidenziata ed
espressa, mentre altre variabili e contenuti non
tradizionalmente cari all'elettorato destrorsoradicale
sono stati inseriti al vertice dell'agenda della lista.
Risultato? Il moderato di destra ha perseguito a votare
Fini o Forza Italia e così probabilmente ha fatto anche
il fascista, neofascista, l'intollerante etc.
Altra considerazione: l'utilità della campagna
elettorale. Quanto pesa l'impegno, le risorse, l'attività
compiuta durante la campagna elettorale? Da 15 anni in
politiche mi affanno a dare una risposta a questo
mefistofelico quesito e non riesco a trovare criteri di
scientificità in qualsiasi direzione. Non credo che
senza i 300.000 (o forse più) manifesti, i milioni di
volantini, santini, le lettere, le e-mail, gli sms, etc.
avremmo ottenuto un risultato inferiore. Anzi oggi ne
sono quasi certo. Quindi? Ha senso mobilitare, spendere,
non dormire, viaggiare per non avere risultato? Dal
punto di vista della partecipazione e degli "affari
interni", tutto ciò è sicuramente utile e forse
indispensabile (la funzione pedagogica dell'attivismo e
la creazione del sacrificio come prassi militante). Da
un punto di vista della praxis elettorale, aveva forse
più senso creare un paradigma mediatico che ormai
domina la variabile elettorale italiana ed occidentale.
Ma sappiamo tutti che non è facile, anzi, abbattere il
muro dell'omertà degli organi d'informazione
rappresenta un ostacolo che coinvolge anche la politica
di tutti i giorni, essendo noi i "proscritti",
i "dannati", i "lupi azzurri"...
Voto omogeneo: il risultato di AS è drammaticamente
omogeneo, cioè abbiamo perso ovunque e comunque,
abbiamo perso dove avevamo dei nomi come dove non li
avevamo, abbiamo perso dove eravamo "forti",
come dov'eravamo "deboli". Le percentuali
possono differenziarsi ma il risultato non muta: Nord,
Sud, Centro, Isole sono tutti territori dove ci si
aspettava ben altri risultati. Magari rimane l'amarezza
di aver perso abbondantemente il "duello" più
importante con Rotondi e De Michelis al Sud (dove forse
ci si aspettava per ragioni storiche maggior risultato).
È stato infatti evidente il divario tra noi e loro al
Nord e al Centro come quello tra loro e noi al Sud e
nelle Isole (a dire il vero solo in Sicilia). Quando
sono iniziati ad arrivare in massa i dati delle sezioni
scrutinate dal Sud il vantaggio iniziale si è tramutato
in lenta ma inesorabile erosione di 0,01 fino ad
arrivare a 30.000 voti di distacco finale, una
bazzecola. E qui sta il rimpianto maggiore? La domanda
da porsi era come facevamo non a prendere 30.000 voti in
più ma a non perdere quei 30.000 voti che magari oggi
avrebbero fatto parlare di vittoria pragmatica e non di
sconfitta cocente.
Accordo con le OSA. Si poteva fare, si doveva fare? Io
credo di sì, credo che sarebbe stato meglio, ma i se e
i ma non portano da nessuna parte. Credo anche che se ci
fosse stato l'accordo il risultato alle urne per AS
sarebbe stato il medesimo, quindi è inutile ora
rimuginare, ci sarà il tempo e le occasioni per scavare
l'ennesima trincea con coloro che valgono. Un governo
con Diliberto ministro di Grazia e Giustizia e con un
solido antifascista democristiano all'Interno ci daranno
- ahinoi - mille occasioni per serrare i ranghi di un
fortino che forse è talmente abituato da una storia
avversa esclusivamente al serraglio di difesa, piuttosto
che ad un'organica offensiva.
Il Futuro. Solo un chiaroveggente prezzolato può
intravedere scenari rosei per la Destra radicale
Italiana. Dovere nostro sarà quello di Aquiliferi,
portatori d'insegne, con esercito a ranghi ridotti di
veterani più qualche entusiasta neofita, non una
formazione capace di tenere un campo avverso come quello
elettorale, avverso a noi per storia e tradizione, ma
irrazionalmente pronta a battersi fino all'ultima goccia
di sangue per tener Fede ad Idee e Parola d'Onore.
Paolo Caratossidis,
Coordinatore Nazionale di Forza Nuova.
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