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La
sera del 10 gennaio si spegneva a Milano, a seguito di
un improvviso attacco cardiaco, il Camerata, l'amico
Nico Azzi. Colmi del dolore causato da una perdita -
senza falsa retorica - davvero incolmabile, vogliamo
ricordarlo con le commosse parole della Comunità
Militante Milanese. Non avremmo potuto scrivere parole
migliori per rendere onore al Grande Uomo che la
sorte ha voluto sottrarci troppo presto. Ciao Nico!
Ieri sera è morto Nico Azzi. Ieri sera è morto un guerriero, così come solo un uomo
d'arme può morire... con un colpo inferto dal nemico o con un
colpo inferto dalla sorte. Nico è morto in un attimo, come in battaglia dove
la separazione tra la vita e la morte è questione d'un soffio...
un attimo che si eterna nella memoria dei camerati, dei fratelli.
La comunità militante milanese porta un lutto grave che pesa come un
macigno, in questi tempi d'uomini piccoli, la scomparsa di un Uomo Grande
sfiora la tragedia... assume il senso angoscioso della privazione, del
"venir meno", della sottrazione. Siamo, da ieri sera, tutti noi, più poveri.
Nel ricordo di Nico, cercheremo però di fare di questo
dolore un'ulteriore puntello della corazza e di divenire quindi, proporzionalmente, più forti.
Nico era archetipo d'un tempo. Per molte generazioni un mito... mito che
solo Nico non riconosceva e che, con la naturalezza di chi ha tanto vissuto, sapeva diminuire e sorriderci.
Quel sorriso che assieme alla spada impugnata senza sosta, senza risparmio, sono il suo più grande
insegnamento.
Nico era un padre. Il dolore si amplifica cogliendoci nel pensiero della
figlioletta di pochi anni. Figlia che per Nico era la gioia più grande... gioia
che dava un senso di tenerezza ad una vita condotta con fiera ostinata
durezza verso ogni nemico. Figlia che sentirà più intensamente di ogni
altro l'assenza di Nico, per lei il più grande ed intimo compagno di gioco... il
privilegio di un rapporto speciale e profondo... forte e lucente come il
diamante.
Nico era memoria. Memoria di urla e di grida in battaglia, memoria di
sangue e trionfo e sconfitta... memoria di soldato politico!
Parlare con Nico era imparare... più che leggere mille libri.
Imparare della guerra e del dolore, della gioia e dell'amicizia... Nico conosceva il clamore della piazza ed
il silenzio della cella... e lo insegnava... senza esaltazione... con la
naturalezza di chi ha vissuto il proprio destino non nascondendosi, senza
fuggirlo e contrastarlo, ma fondendosi ad esso.
Nico era cattolico. Nico... insegnava e parlava di Dio... seguendo quel filo
d'oro che si insinuava tra una bestemmia e l'altra, l'ascoltatore più attento
poteva scorgere il disegno di fede che muoveva Nico, non fanatico o
fondamentalista, ma sincero, autentico... naturale perché tramandatogli dai
genitori e dalla comunità per la quale ha poi tanto combattuto e tanto
vissuto.
Nico era un luogo. In ogni città, la nostra gente ha luoghi
"fondanti", "originari". Il ristorante di Nico, a Milano, è uno di questi luoghi... è uno di quei posti che prendono il sapore, il profumo ed il clima di casa... uno di quei luoghi in cui sai di poter andare, trovarti o perderti se credi, ma sempre al sicuro... sempre accolto da un sorriso, da un saluto, da una pacca sulla spalla.
Il cuore pulsante di questa magia era Nico...
Nico, che il domani ci colga degni del tuo esempio.
Nobis!
La Comunità Militante Milanese.

Sopra, tre immagini dei funerali, svoltisi venerdì
12 gennaio alla presenza di centinaia di camerati, a Milano,
presso la Basilica di Sant'Ambrogio. |