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Nonostante
il quasi totale boicottaggio della stampa locale (per la
gente comune, dis-informata dalla stampa, venerdì 16
febbraio avrebbe dovuto svolgersi, presso la Sala
dell'Annunciata, non la presentazione di un libro, ma un
"raduno neonazista") ed un impressionante quanto
spropositato dispiegamento di forze dell'ordine (capaci di
bloccare al traffico l'intera piazza antistante la sala,
transennarla, militarizzarla, e di rimuovere decine di auto
in sosta), la serata può dirsi riuscita (una
cinquantina i presenti in sala).
Partire da
un fatto di cronaca nera per arrivare ad una lucida
interpretazione di come sta cambiando la società italiana:
è quanto ha fatto Pino De Rosa, autore del libro dal titolo
"Vivere nel cuore di chi resta significa non morire
mai", attraverso la ricostruzione attenta della
vicenda, l'esame degli atti giudiziari e discernendo in modo
costruttivo il dolore di due genitori che all'improvviso
hanno perso il proprio figlio ventiduenne. Il libro è stato
presentato venerdì scorso alla Sala dell'Annunciata di
Pavia alla presenza dei genitori, Elisabetta e Giampaolo
Meggiorin.
Besano (Varese), 11 giugno 2005: Claudio, che ha
recentemente preso in gestione con la "storica"
fidanzata Ilaria un bar, nota che all'esterno del locale sta
per scatenarsi una rissa. Non ci pensa due volte ad
intervenire, anche perché in un piccolo paese queste cose
accadono, ma è sempre meglio evitarle. Divide due persone
alterate, ma spunta un coltello, ed è la tragedia. Folle la
corsa in ospedale, purtroppo inutile. Folle la morte di un
ragazzo di 22 anni per un atto altruista, incredibile quanto
è successo "dopo". I due assassini vengono
individuati, sono Vladimir Mnela, un albanese da pochi
giorni clandestinamente in Italia, ed un connazionale
minorenne, Fatjon Rranxa, già da tempo però perfettamente
integrato nella comunità besanese: durante il processo, che
ha portato alla condanna in primo grado dei due (30 anni di
carcere per Mnela, 9 anni per Rranxa, di fatto però già
agli arresti domiciliari dopo aver scontato solo 5 mesi),
risulterà che il coltello, con una lama di 35 cm, proveniva
proprio dalla casa del minorenne.
Quindici giorni dopo la tragedia 500 giovani si riuniscono
spontaneamente in una composta manifestazione per le vie di
Varese, in segno di solidarietà alla famiglia e di dolore
per la perdita assurda di un amico, per mano di due
stranieri. Sarebbe facile demagogia scagliarsi contro
l'immigrazione clandestina e la tanto decantata integrazione
degli stranieri, che nei fatti sono questioni sentite nelle
grandi come nelle piccole città. La risposta migliore è
quella data dalla madre di Claudio, Elisabetta, che ha
fondato un'associazione Onlus, "In compagnia del
Girasole - Gli amici di Claudio", che si occupa del
reinserimento dei minori "in pericolo" (sito
internet www.incompagniadelgirasole.com):
un atto di caparbietà da madre, «perché c'è tanto da
fare in una società che non sa difendere i suoi figli e non
si cura del domani - spiega Elisabetta nel libro - non
chiedo a Dio pace al mio dolore che so non avrà mai fine,
ma di diventare uno strumento per essere vicino a questi
giovani sempre più soli e senza ancore. Voglio fare del mio
dolore una bandiera, e con loro marciare e costruire una
società più giusta, che li ascolti senza
strumentalizzarli, sia disposta a consegnargli le chiavi del
loro domani senza vincolarlo alle demagogie del presente,
smetta di usarli solo come destinatari di modelli di consumo
e ne valorizzi quella sincera voglia di vivere che qualcuno
ha strappato a mio figlio».
di M. Elena Quaiotti.

Sopra, da sinistra, la locandina con il programma
della serata; un'immagine della sala; il tavolo dei
relatori, con, da sinistra, Diego Di Sopra, Pino De Rosa,
Elisabetta Garruti Meggiorin e Gianmario Invernizzi. |