|
Pubblichiamo
i discorsi tenuti in Romania da Nicola Ferrarese,
Coordinatore di Forza Nuova per l'Emilia Romagna, a capo
della delegazione forzanovista in visita il primo fine
settimana di dicembre a Bucarest. Il primo è stato pronunciato di fronte alla
Croce di Legno, monumento che ricorda l'assassinio del
Capitano C. Z. Codreanu, dei Nicadori e dei Decemviri nel novembre del 1938 nella foresta di
Tincabesti, a pochi chilometri da Bucarest. Il secondo a
Bucarest, a conclusione della manifestazione organizzata il
2 dicembre da Noua Dreapta, con un imponente corteo che da Piazza
Uniri si è snodato fino alla sede del Parlamento rumeno. Un
breve ma intenso viaggio che, partendo dalle radici che
legano inscindibilmente Italia e Romania, giunge alle più
attuali e scottanti problematiche che accomunano, e spesso
contrappongono, i due Paesi.
Foresta di Tincabesti, 1 dicembre.
Cari Camerati,
sono passati 10 anni da quando Roberto Fiore ed altri camerati hanno deciso la fondazione di Forza Nuova, proprio nel nome
dell'Arcangelo Michele e con la diretta ispirazione del Capitano.
In effetti, Corneliu Zelea Codreanu è per Forza Nuova, per tutti i Camerati Italiani,
un'icona, un simbolo di tutto ciò che di puro e di santo può esserci nella lotta
politica. E Forza Nuova, che oggi rappresento, nasce e si sviluppa spiritualmente sul modello
dell'organizzazione legionaria codificata dal Capitano.
Modello forse dimenticato dalla memoria umana, ma certamente non da quella del sangue.
Io ho 46 anni, e 30 anni fa un manifesto con il viso del
Capitano era nella mia stanza, e da quegli occhi ho avuto il privilegio di ricevere la consapevolezza che il sacrificio e la lotta per la comune
Patria ideale avrebbe segnato tutta la mia vita. Appena ho potuto sono venuto
qua, in questa meravigliosa terra latina, a cercare la fonte che ha creato la figura più importante del nazionalismo europeo,
ed essere qui oggi, con voi a commemorare Corneliu Zelea
Codreanu,
i Nicadori ed i Decemviri, mi riempie di orgoglio e di commozione.
Venerdì 24 giugno 1927, nascita di San Giovanni Battista, è stata fondata la
Legione dell'Arcangelo Michele, così chiamata dall'icona del Santo Arcangelo Michele situata sulla porta sinistra della chiesa del carcere di
Vacaresti, icona che abbiamo avuto come nostra protettrice in tutte le
prigioni, in tutte le lotte, in tutte le ore di sofferenza. Iniziava così,
secondo le parole stesse di C. Z. Codreanu, l'avventura legionaria in
Romania, dopo anni di preparazione, di sacrifici, di persecuzioni.
E iniziava idealmente tra le mura di un carcere, dove il
Capitano, sulle orme dei mistici del passato, aveva ricevuto la rivelazione della propria missione di rigenerazione della stirpe Romena.
Della prigione i legionari della Guardia di Ferro assumeranno il simbolo stesso
d'infamia, le sbarre, trasmutandolo sulle loro verdi bandiere in emblema di riscatto e vittoria.
E sempre il carcere vedrà la fine del viaggio terreno di Codreanu e di migliaia dei suoi
uomini, la loro apoteosi e l'ingresso nel mito, che a distanza di quasi
settant'anni li ripropongono ad una gioventù priva di
ideali, ma assetata di esempi.
Tutta la vita di Codreanu e del movimento legionario ha del resto valore di
simbolo, quasi un calarsi nella storia recente di primordiali miti
solari: l'oscurità tetra di prigioni come caverne, il battesimo ideale nel giorno della fondazione della
Legione, i tempi del trionfo mondano, il tradimento, la persecuzione e la morte
violenta. Ma anche morte trionfale, sanguinoso passaggio obbligato per la rigenerazione e reintegrazione della stirpe.
Dall'altra parte della barricata il nemico plurimillenario,
sempre lo stesso, il quale assume a sua volta valore di assoluto nella sua specularità
negativa, nella sua negatività anonima contrapposta
all'impersonalità eroica della legione.
Nel sacrificio rituale della vita, sia essa quella degli uomini della
Legione, sia essa quella dei loro nemici, è presente la concezione della rigenerazione
dell'Ordine Cosmico attraverso il sangue versato. E poi
l'Uomo Nuovo che aveva maturato in carcere la propria decisione di porsi alla guida del suo
popolo, quasi da reggente, nell'attesa di rinnovate forme di regalità,
riportò allora una vittoria che, ben oltre le umane vicissitudini storiche,
è ancor lungi dall'aver manifestato le sue intrinseche potenzialità nella storia europea e mondiale.
Attraverso e oltre le sbarre l'eco di questa Vittoria
Interiore, di questo trionfo nella guerra dell'anima, arriva sino a noi nel parallelismo di vite e di destini personali che assurgono al valore emblematico di corsi e ricorsi storici.
Stesso il comportamento ed il pensiero, stessa la purezza interiore e quindi la forza necessaria a stabilire il trionfo delle idee e la vittoria degli uomini.
Nelle celle del sistema democratico come nella quotidiana
lotta, tra un popolo ancora muto si forma lentamente ma sicuramente la comunità
integrale, il nuovo stato nazionale in nuce... nasce l'Uomo
Nuovo, non più come lontana speranza ma come prossima certezza.
«Cari Camerati, a voi che siete stati colpiti,
calunniati, o martoriati, posso dare una notizia, che
desidero assuma un valore ben superiore a quello di una
frase oratoria occasionale: presto vinceremo!» (C. Z.
Codreanu)

Sopra, da sinistra, un' immagine della commemorazione del 1
dicembre nella foresta di Tincabesti e due scatti relativi al corteo del 2 dicembre
a Bucarest.
Sotto, tre immagini del corteo di Bucarest, al centro Nicola
Ferrarese.

Bucarest, 2 dicembre.
Cari Camerati,
sono particolarmente felice di essere qui oggi, nel giorno della festa nazionale della
Romania. E soprattutto sono orgoglioso di poter rappresentare il movimento politico Forza Nuova in questa importante riunione internazionale.
Il senso del mio breve intervento è legato all'emergenza immigratoria che sta distruggendo il tessuto
etico, culturale e sociale delle terre europee. Il disegno mondialista di annullare
l'identità dei popoli attraverso la creazione di un unico modello di
vita, uguale per tutti e ovviamente basato sulla
"american way of life" deve trovare tutti i movimenti nazionalisti europei pronti alla lotta per la difesa
dell'identità nazionale e della sicurezza dei popoli.
Come tutti ben sapete in Italia recenti fatti di cronaca nera hanno posto
l'attenzione sul problema della massiccia presenza di immigrati che compiono atti criminali violenti e che vivono ai margini della società.
In particolare, con operazioni di stampa e propaganda orchestrate dalle solite centrali di intelligence massoniche, si è voluto confondere il popolo
romeno, composto da tanti onesti lavoratori e fratelli latini,
con un'etnia, quella rom (gli zingari), da tempi immemorabili dedita ad attività
criminose, allo sfruttamento dei minori, al furto. Per non disturbare le coscienze dei cosiddetti antirazzisti non si poteva usare la parola
"rom" o "zingaro", ma quella più
generica di romeno... e così, dopo l'entrata della Romania nella
Unione Europea, le strade italiane si sono riempite di migliaia di delinquenti che
tutti, per cattiva informazione, hanno definito romeni.
In realtà in Italia i romeni non hanno avuto problemi, se non qualche
episodio, e bene ha fatto Noua Dreapta a portare la sua protesta davanti
all'ambasciata italiana a Bucarest, per dimostrare che in
Romania, come in Italia ed in tutta Europa, esistono uomini e movimenti politici che credono nella stirpe e che non sono disposti a far distruggere
l'immagine della propria Nazione da bande di criminali zingari.
Noi dobbiamo assolutamente spiegare, comunque, che
l'immigrazione è una tragedia per tutti. Per coloro che vedono il proprio paese
cambiare, soprattutto a causa di ondate di stranieri non cristiani, ed anche per le terre che vengono abbandonate,
magari dai giovani e dalle forze attive. E, come ho già spiegato
quest'estate alla riunione di Moeciu, ci sono sempre nazioni più povere pronte a fornire braccia a basso costo al capitalismo
internazionale. Infatti, lo scopo è quello di mantenere bassi stipendi e
salari, sfruttare i lavoratori e far arricchire sempre di più i soliti ricchi ed affamatori dei
popoli.
I movimenti nazionali devono assolutamente combattere contro le forze del male che vogliono tramutare la nostra comune patria europea in una confusione
indistinta, dove le parole religione, etica, socialità,
sicurezza ed identità non dovrebbero avere più senso di
esistere. |