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Perché
ha deciso di candidarsi, e qual è l'obiettivo prioritario
della sua lista?
L'obiettivo primario è senza dubbio quello del risveglio
delle coscienze di chi si è addormentato sotto il giogo
addomesticante dell'inganno istituzionalizzato. Il Comitato
per Pavia, del resto, del quale sono stato co-promotore,
nasce nel 2000 per germinazione spontanea dall'incontro di
alcuni cittadini ancora vigili di fronte al malcostume della
politica, desiderosi soprattutto di fornire un apporto
costruttivo per identificare le soluzioni percorribili ai
problemi percepiti dai cittadini come prioritari. Il degrado
urbano e la diffusione della microcriminalità stavano già
superando il livello di guardia sotto il lassismo
dell'amministrazione. Il Comitato si è da subito proposto
come contenitore nuovo nel panorama politico tradizionale,
come modello trasversale per la propria natura non
ideologica e non partitica. La politica politicante è oggi
ormai solidamente proiettata nella direzione
dell'auto-conservazione. A Pavia l'amministrazione,
cresciuta alla scuola dei partiti, è sfacciatamente protesa
alla gestione del potere più che all'interesse dei
cittadini. La mia candidatura in questo senso nasce, prima
che su un programma amministrativo, come presa di coscienza
delle forme degradate della politica, come reazione forte
che ha il coraggio di misurarsi con l'arroganza del potere,
che è tale nella misura in cui è finalizzato alla
spartizione delle poltrone e coinvolto nella sola difesa dei
propri interessi. La mia candidatura ha trovato il sostegno
di Alternativa Sociale con Alessandra Mussolini, l'unica
forza non compromessa con il passato e che ha dimostrato di
essere in grado di condividere con noi i temi concreti del
vivere civile, che vanno dalla tutela della famiglia al
diritto alla casa ed alla sicurezza.
Quale ritiene sia la priorità per Pavia?
Pavia è una città che deve prima di tutto riscoprire,
nella tentacolare era tecnocratica, la propria vocazione.
Questo il passo decisivo, e prodromico, per ridare ai
cittadini la possibilità di esprimersi attraverso le
naturali inclinazioni di ciascuno, senza perdere di vista,
ma, al contrario, valorizzando al massimo le attitudini
territoriali della città. Rieducazione all'esercizio dei
propri diritti; garanzia di salvaguardia degli stessi una
volta perseguiti; repressione delle minacce di disequilibri
sociali. Questi gli obiettivi per una buona ripartenza.
Cultura o produttività: in quale dei due ambiti è più
opportuno investire risorse umane e finanziarie per la Pavia
dei prossimi decenni?
È evidente che oggi senza denari non si va più da nessuna
parte. Il rilancio della produttività locale diviene allora
lo strumento essenziale per trovare "denaro fatto in
casa" da investire nella cultura, che resta l'ambito
nel quale Pavia ha tutte le possibilità per imporsi come
traino della cultura italiana, e, se vogliamo, anche
europea. Per raggiungere tale traguardo non può certo
affidarsi ai mecenati fuori porta. Pavia è una città in
cui si sente più che mai la mancanza di una banca locale.
In che misura, secondo lei, la ripresa di Pavia può e
deve passare per un miglioramento dell'assetto viabilistico
urbano ed extra-urbano?
Questione scottante, la cui soluzione non costituisce il
fine ma un mezzo. In centro a Pavia, per esempio, non viene
più nessuno, non certo per un problema di parcheggi, ma
perché il centro non offre più nulla ai suoi cittadini.
Giovani, adulti e anziani: a chi va il suo primo pensiero
umano e politico?
Il dovere del politico è quello di creare spazi reali di
partecipazione. Ambiti concreti dove il cittadino soddisfi
il proprio bisogno di realizzarsi. In tale direzione il mio
pensiero va all'uomo e ai suoi bisogni, senza distinzione di
età, sesso o professione.
Pavia è anagraficamente la città più vecchia d'Italia.
Un primato che può diventare freno alla ripresa produttiva?
Un primato che nessuno è mai stato in grado di sfruttare
fino in fondo.
Fede, speranza, carità: sono le tre virtù teologali.
Ritiene possano essere anche virtù politiche o le basi del
suo agire sono altre?
Autorità, ordine e giustizia sono a mio avviso i criteri
sui quali deve informarsi l'azione di un buon governo.
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