|
Nasce a Pola il 31
maggio 1921 da famiglia nobile. Dopo i primi anni trascorsi nella terra istriana, gli anni della sua adolescenza li passerà a
Como, sulle rive del lago, in un lento ma inesauribile avvicinamento
al suo sogno. Essere attrice. Nonostante la sua giovane età l'obiettivo è
quello di sfondare nel mondo del cinema, così, nonostante un primo provino per
aspiranti attrici a Milano non dia gli esiti sperati, Alida non si perde d'animo e prova, grazie alla sua tenacia,
l'avventura nel mondo cinematografico romano. L'incontro con il famoso regista Blasetti segna una svolta, per tutti, ma
soprattutto per il cinema italiano: nello sguardo di Alida vi sono gli occhi
di chi supplica ma anche la luce di chi sa imporsi. Ed il Maestro, davanti al
destino, apre le porte. Alida, a soli quattordici anni, entra ufficialmente al
Centro Sperimentale. Forse l'allieva più giovane, certo la più decisa a
riuscire.
È una ragazza strana, dall'indole del tutto personale, ossessionata dalla sua idea: la vita non
avrebbe senso se lei non riuscisse a diventare attrice cinematografica. Dopo un anno di apprendistato presso il Centro, Alida è
ormai insofferente, le sembra di perdere del tempo prezioso; intanto altre
donne sono celebri, altre donne interpretano film che tutta la gente corre a
vedere. C'è una particolare sofferenza, in questo pensiero: non certo invidia, ma
qualcosa di più, qualcosa che a tratti diventa disperazione.
Finalmente arriva una parte anche per lei nel film "I due sergenti". Il film è più che
mediocre, il copione di scarso valore, ma è un principio: altre hanno
cominciato così e sono diventate celebri. Alida lascia il Centro per
Cinecittà; ha sempre considerato la scuola come una fase transitoria, ma di
cui bisognava liberarsi al più presto; tuttavia è per merito della scuola
che Bonnard la nota, e la scrittura per la figura da protagonista della
Bella Sulamita nel "Feroce Saladino", siamo nel 1937, accanto a lei un mostro sacro del
cinema: Angelo Musco. Alida Von Altemburger diventa per tutti Alida Valli.
Lei, adorabile e misteriosa, tra veli ed ombelico in primo piano, omaggia il
film di un fascino innato.
Alida convince ed inizia a lavorare parecchio. "L'ultima nemica", "Sono
stato io!", "Ma l'amor mio non muore", "L'ha fatta una signora". Tutti i film
che i contemporanei, frettolosi e forse indulgenti, hanno dimenticato.
Eppure è attraverso questi film che, a poco a poco, Alida Valli diventa una
attrice; e più il successo si delinea, più la ragazza si chiude in un
isolamento morale che soltanto pochi intimi riescono a superare. Gli episodi
strani nella vita di Alida sono cento, mille, eppure nessuna donna è
lontana come lei dalle cose. Forse è nata diva, ecco: ha nel sangue l'istinto dell'originalità, sapendo di potersi far perdonare tutto, si
permette tutto.
Nel 1939 collabora con i registri Neufeld e
Mattoli, alternando film leggeri a pellicole di grande successo come "Mille
Lire al mese" (la cui canzone spopolò per l'Italia intera), "Ballo al castello" e
"Assenza ingiustificata", mentre nel 1941 gira "Ore nove lezione di chimica"
e nel 1942 "Stasera niente di nuovo", in costume "Oltre l'amore" e "Manon
Lescaut".
A diciannove anni, è fidanzata e innamoratissima, ma,
indistintamente, la guerra colpisce anche lei. Carlo
Cugnasca, l'amore di una vita, conosciuto sul Lago di Como, cade in combattimento nel cielo di
Tobruk. La sofferenza la possiede e la tormenta. Nel 1941
recita in "Piccolo mondo antico": grazie ad una interpretazione angosciata e mirabile ne fa un film
capolavoro, aggiudicandosi la coppa Volpi alla Mostra di Venezia.
Dal Ministro Pavolini in persona riceve il premio come migliore attrice dell'anno.
Ha vent'anni, l'Italia intera sogna con e per lei. Le ragazze si pettinano
alla Valli, imitando la morbida onda di capelli che le scende sul viso, le
città sono tappezzate di manifesti con il suo volto d'angelo, gli occhi
azzurri, il sorriso luminoso ne fanno la ragazza per bene, il mito per l'immaginario collettivo.
Nel 1942 la stella di Cinecittà interpreta "Noi vivi"
e "Addio Kira", doppia pellicola la cui drammaticità viene sottolineata dalla sua intensa
interpretazione. Il Fascismo non ne può fare a meno, ed utilizza la Valli come
ambasciatrice negli ospedali per risollevare il morale ai soldati, il tutto
sotto la regia sapiente dell'Istituto Luce.
In pochi anni Alida è diventata la star assoluta del cinema italiano,
oltre ad essere celebre e riconosciuta in tutta Europa, ma, come disse in
una intervista, «la vita si consuma in un lampo»: le sorti
della guerra vengono segnate dalla disfatta dell'Asse e dalla
Guerra Civile in Italia, dopo l'8 settembre 1943. L'Italia del 1945 non è più la stessa, ed il
cinema spegne ogni legame con le "dive del Regime". Alida, nonostante tutto,
prosegue la sua carriera, prima ad Hollywood e successivamente ancora nella
sua Italia, ritrovando enormi consensi, ma la grande popolarità del passato
rimarrà un ricordo datato, sebbene indelebile. E non potrebbe essere altrimenti per un viso che
ha catturato milioni di cuori italiani: già, perché Alida Valli è stata la
"Fidanzata d'Italia" e, probabilmente, agli occhi di molti, lo è
ancora. Semplice, naturale, perfetta.
Nelle fotografie (Archivio RAI), dall'alto: Alida Valli
in "Catene invisibili" (1942) e, scapigliata dal
vento, in "Assenza ingiustificata" (1939).
|